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Culturali

Il borgo ritrovato di S. Stefano di Sessanio

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ll terremoto dello scorso Aprile in Abruzzo, che come ricorderete ha raso al suolo città e paesi, ha evitato il piccolo borgo di Santo Stefano di Sessanio.

120 anime popolano questo piccolo comune, in provincia dell’Aquila, di cui si sono occupate anche importanti testate come il Washington Post e il Times grazie a Daniele Kihlgren, imprenditore italo-svedese, nato e cresciuto a Milano che per motivi di lavoro si è trovato a vivere e a conoscere l’Abruzzo e ha deciso di non andarsene più.

All’inizio si occupava del cementificio di famiglia a Pescara dove si sarebbe dovuto trattenere solo qualche settimana ma, terminato il lavoro, ha deciso che Milano gli stava stretta e che con un iniziale investimento, avrebbe potuto ristrutturare uno dei molti borghi abbandonati che tanto lo avevano affascinato nei viaggi percorsi in tutta la regione.

Santo Stefano di Sessanio è stata la sua scelta, dovuta anche alle ottime condizioni in cui si è mantenuto Il borgo medievale e il suo impianto urbanistico che sono arrivati integri fino ai giorni nostri anche grazie, ironia della sorte, alla miseria che lo popolava che ha permesso di non rivoluzionare architettonicamente l’antico centro.

L’impatto che si ha nel percorrere il dedalo di viuzze che attraversano questa piccola frazione è sensazionale: l’odore delle pietre, gli archi che costeggiano la piazza, l’atmosfera che si respira è proprio quella di un luogo rimasto immutato nel corso degli anni. Sembra di fare un salto nel passato e con un po’ di fantasia non è difficile immaginare la vita che si conduceva in questi piccoli centri, vita contadina e di transumanza portatrici di genuina semplicità.

Il progetto iniziato 5 anni fa, ha già portato ottimi risultati: Daniele ha acquistato tutti gli immobili e il passo successivo è stato ristrutturare casa per casa, per creare l’albergo diffuso, la locanda che servirà esclusivamente cucina tipica e piccole botteghe artigiane.

Per mantenere fede allo stile e all’architettura è stato fondamentale l’utilizzo di materiali di recupero compatibili per origine geografica e provenienza, cercando di non alterare l’equilibrio del luogo.

Le camere del Palazzo delle Logge sono già pronte, curate nei minimi dettagli, nulla è lasciato al caso e gli arredi trovano un giusto equilibrio tra vecchio e nuovo: accanto al camino è possibile trovare il televisore a schermo piatto, le travi sono in legno, i mobili decapati dal design attuale, le lenzuola di lino e i letti in ferro battuto.

Oltre alle camere anche la cantina è già attiva e la produzione del vino vede anche l’importante collaborazione di Masciarelli.

La locanda servirà esclusivamente cucina tipica e nelle botteghe che sorgeranno sarà possibile acquistare i prodotti enogastronomici di cui questo territorio è ricco.

Dalle finestre il panorama che si scorge è quello del Parco Nazionale d’Abruzzo, natura incontaminata dove è possibile fare lunghe passeggiate o praticare del trekking, inoltre le attività proposte all’interno del borgo sono molte come i corsi di tessitura, i concerti tenuti sotto la direzione artistica del maestro Orazio Tuccella e gli avvenimenti artistici e culturali della Sala Incontri.

L’ambiziosa idea di Daniele Kihlgren, vede l’estendersi del progetto ai molti borghi abbandonati sparsi nel territorio abruzzese, per una ricollocazione culturale e turistica, per un passato e un futuro che si intrecciano.

Tags : Abruzzoalbergo diffusoborgocucina tipicalocandaParco nazionale d' AbruzzoPescara

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